Lampi di verità / Primo canto alla macchia

Doppio appuntamento firmato Utsanga.it e Biblioteca Gino Rizzo (Cavallino). La rivista trimestrale Utsanga e la Biblioteca Gino Rizzo propongono, nei giorni 22 e 23 febbraio, due incontri rispettivamente con Egidio Marullo e Valerio Daniele per “Primo canto alla macchia” (Officine Culturali Ergot, Lecce – 22 febbraio) e il poeta Donato Di Poce con “Lampi di verità” (iQdB Edizioni, Libreria Volta la Carta, Calimera – 23 febbraio).

Due intensi dialoghi su poesia, pittura e musica. Due giornate dedicate all’idea di paesaggio contemporaneo come critica sociale, civile, e necessaria presa di coscienza.
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Primo canto alla macchia

Egidio Marullo – Valerio Daniele
Primo Canto alla Macchia
quaderno di pittura e musica

Giovedì 22 febbraio, ore 20:00

Officine Culturali Ergot
Lecce, Piazzetta Falconieri

L’incontro è promosso da Utsanga.it in collaborazione con Desuonatori e Officine Culturali Ergot

“Primo Canto alla Macchia è un quaderno di pittura che dialoga con la musica. Abbiamo deciso di attraversare un sentiero comune con linguaggi diversi, immagini e suoni, riverberando e componendo impressioni legate alla Natura del nostro territorio. Crediamo che il rapporto con la Natura, col paesaggio, con l’aria che abitiamo, sia imprescindibile, determinante il nostro essere al mondo. E crediamo che il nostro paesaggio possa essere raccontato senza cornici e senza girandole, senza la grevità del tempo ma con la levità di un’ala, di un pensiero libero e disarmonico, di un corpo innamorato.”

Primo Canto alla Macchia è un quaderno d’artista di Egidio Marullo, composto da opere pittoriche in dialogo con la musica di Valerio Daniele.
Il quaderno si compone di 12 capitoli e 24 opere realizzate con la tecnica dell’acquerello. Vi si racconta il vissuto dell’autore immerso nel paesaggio meridiano e nella macchia mediterranea alternando ruvide, concrete visioni cromatiche a una dimensione più onirica e inerente al ricordo. L’artista narra allo spettatore il risultato della sua indagine sulla dimensione mediterranea, cogliendone codici e sequenze sotto forma di segni e luci, generando un’esperienza spirituale e tuttavia legata indissolubilmente alla realtà dei luoghi oggetto dell’indagine.
A dialogare con le opere pittoriche, i suoni di Valerio Daniele che sceglie la dimensione del solo per comporre, in risonanza con l’opera di Marullo, una serie di
8 brani nati anch’essi da una personale riflessione su paesaggio e natura. Daniele utilizza chitarre acustiche ed elettriche, preparate, baritone e non, in congiunzione con elettronica ed effettistica, alla ricerca di un’inedita ibridazione timbrica al contempo naturale e surreale, capace di sposare le asperità dell’acustico con i voli pindarici e l’aleatorietà delle architetture elettroniche manipolate in tempo reale.
Il compact disc, in 400 esemplari unici con copertine realizzate a mano, è allegato al quaderno.

A chiosa del lavoro, quasi una sintesi di temi, narrazioni e linguaggi dei due autori, il videoclip/cortometraggio ideato sull’ultima traccia del disco “Canto alla macchia”, realizzato integralmente con disegni di Marullo e fruibile all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=6WR5JuhnilM&feature=youtu.be

Liber Fare, la collazione di libri d’artista dell’Accademia di Belle Arti di Palermo

LA COLLEZIONE DEI LIBRI D’ARTISTA DELL’ACCADEMIA

Opere di:
Accardi, Agnello, Agosta, Aguilar Moreno, Alessi, Amato, Andolcetti, Aprile, Audino, Balsamo, Barba, /barbaragurrieri/group, Bazan, Bertola, Biagini, Bocchini, Bongiorno, Bonura, Bracchitta, Brancato, Brevidistanze, Buffa, Buglisi, Buzzotta, Calò, Campostabile, Candido, Canecapovolto, Canedicoda e Mosca, Carratello, Caruso, Castiglione, Cernigliaro, Ciancimino, Cimino, Cingolani, Cipolla, Cirami, Concialdi, Consiglio, N. Console, V. Console, Conti Cammarata, Corsitto, Cruza Le Bihan, Cuticchio, Cutrufelli, Cuttitta, G. D’Alessandro, N. D’Alessandro,
R. D’Alessandro, D’Arpa, De Filippi, De Grandi, Diamantini, Di Piazza,
Di Vita, Ebalginelli, Fava, Ferlita, Ferro, Figlia, Filippello, Folisi, Fontana, Franzella, Galante, Galasso, Galegati, Ganci, Garbin, Riba e Anonima Impressori, Garraffa, Genna, Genuardi/Ruta, Giafaglione,
L. Giambarresi, N. Giambarresi, Giambrone, Giannici, Giuliana, Grassino, Gristina, Horat, La Barbera, Laboratorio Saccardi, La Licata, Lambo, Lana, La Sorte, Lauretta, Lauricella, Lentini, Leonardi, Leto, Lipari, Lo Coco,
Lo Verso, Fa. Lupo, Fe. Lupo, Lutenbergh, Magno, Malleo, Mammina, Manno, Maranto, Marchese, Marullo, Mazzarino, Mendolia Calella, Merlina, Miccichè, D. Mineo, S. Mineo, Mirabella, Monastra, Mortellaro, Napoli, Nicolosi, Nicotra, Nocera, Oddo, Palermo, Panella, Paterniti Martello, Patti, Pausig, Pavanello, G. Pecoraino, M. Pecoraino, Pecoraro, Pedone, Piro, Pirri, Platania, Politi, Pulvirenti, Quartana, Randazzo, Reina, Ricciardo e Aiosa, Riggi, Rizzo, Rizzuti, Romanelli, Romano, Sacco, Salamone, Salvatori, Sarra, Savoi, Scalia, Scalisi Palminteri, Schillaci, Sergiampietri, Sortino, Spena, Stassi, Studio + +, Sucato, Tinnirello, Todaro, Tomagra, Traina, Tulumello, Valenza, Vindigni, Zappalà, Zito, Zocco.

LIBER FARE è il sesto appuntamento espositivo del programma Visual Startup, il progetto innovativo di gestione di Palazzo Ziino che il Comune di Palermo condivide con l’Accademia di Belle Arti di Palermo per il triennio 2016/2019.

LIBER FARE espone per la prima volta la collezione completa dei Libri d’artista della Biblioteca dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, 170 opere di artisti contemporanei che si offrono alla città nelle dieci sale espositive di Palazzo Ziino.

Dal 2012 la Biblioteca dell’Accademia – dotata di un cospicuo patrimonio librario – ha avviato, su idea e cura del Prof. Toni Romanelli, un progetto di creazione di una collezione permanente dedicata al Libro d’artista.

Nata inizialmente con l’intento di documentare la presenza e il passaggio dei docenti all’interno della stessa Istituzione, la raccolta si è impreziosita con donazioni di artisti contemporanei nonché di giovani artisti formatisi in Accademia.

Il libro d’artista, dalle avanguardie del Novecento ad oggiAggiungi un appuntamento per oggi, ha assunto una propria identità di opera d’arte affermandosi come espressione artistica autonoma, nel suo valore oggettuale e nella sua valenza simbolica.

Considerati come opere dalle infinite varianti formali, i libri d’artista ci propongono, attraverso molteplici forme espressive e materiali eterogenei, un viaggio affascinante volto a stimolare nel fruitore vista, tatto e pensiero.

Sono opere concettuali, dipinti tridimensionali, sculture da sfogliare, archivi di foto, collage, segni e disegni, un universo linguistico multiforme e ibrido da cui lasciarsi irretire. Narrano storie, affermano idee, presentano immagini e scritture, suggeriscono strade inesplorate da percorrere, dove convivono integrandosi tradizione e innovazione.

Sesto appuntamento espositivo del programma triennale:
VISUAL STARTUP. Progetti del Contemporaneo / Contemporary Projects

Direzione artistica: Mario Zito, Daniela Bigi, Gianna Di Piazza
Progetto Grafico: Fausto Gristina
Coordinamento Comunicazione visiva: Renato Galasso, Fausto Gristina
Coordinamento Documentazione fotografica: Carmelo Bongiorno, Sandro Scalia
Coordinamento Documentazione video: Marco Battaglia

 

“Lampi di verità” di Donato Di Poce, il 23 febbraio la presentazione

“Lampi di verità” di Donato Di Poce è il primo titolo dato alle stampe nella collana di poesia “Z”, diretta dal poeta e critico Nicola Vacca per iQdB Edizioni di Stefano Donno.

Dialogheranno con l’autore:
Nicola Vacca (direttore collana “Z”)
Stefano Donno (editore)
Alessandro Vergari (autore della prefazione a Lampi di verità).

23 febbraio ore 18:30, Libreria Volta la Carta, Calimera, Le, via Costantinopoli

L’incontro è promosso da Utsanga.it e Giovanna Rosato (Biblioteca Gino Rizzo, Cavallino, Le) in collaborazione con iQdB Edizioni e Libreria Volta la Carta.

*“…Con l’immagine dei lampi il poeta esprime una misura e delinea una via di accesso. Nella notte sempre buia del nostro vivere politico e civile, lefolgori squarciano il tessuto omogeneo del reale e sfaldano la trama compatta delle banalità e dei pregiudizi, aprendo per pochi attimi, nel battito di ciglia di un’epifania, fenditure e crepe, oltre le quali intravedere sentieri di sopravvivenza. Lampi di verità è una raccolta articolata in due parti; la prima consegna il titolo a tutta l’opera, la seconda è declinata su un versante di “bellezza”. Una biforcazione? No, piuttosto, due attributi della stessa sostanza. Già il pensiero greco ci richiama alla sintonia di “bellezza e verità” (…) .Il poeta ha in tasca una fragile matita da cui sgorga la lacrima dell’oppresso. Il poeta spezza la matita come spezza il pane, offre al prossimo un’intuizione, una scheggia di vita estratta dalla carne, e, se riceve in cambio sputi anziché sorrisi, sa che questo è l’inconveniente di ogni dono. La poesia soffierà, comunque, sulle braci del sacrificio.” *Dalla prefazione di Alessandro Vergari.

Donato Di Poce, (Nato a Sora – FR – nel 1958 ma residente dal 1982 a Milano ). Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Aforismi, Fotografo. Artista poliedrico ed ironico ma dotato di grande umanità, si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica con la pubblicazione di una collana di 5 portfolio dal titolo: TACCUINO BERLINESE -East Side Gallery , Félix Fénéon Edizioni, Ruvo di Puglia (BA), 2009 dedicata al muro di Berlino. In un suo celebre aforisma ha scritto: “Il Poeta vede l’invisibile/Il Fotografo fornisce le prove”.

Nicola Vacca – è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista «Satisfiction». Ha pubblicato: Nel bene e nel male (1994), Frutto della passione (2000), La grazia di un pensiero (2002), Serena musica segreta (2003), Civiltà delle anime (2004), Incursioni nell’apparenza (2006), Ti ho dato tutte le stagioni (2007), Frecce e pugnali (2008), Esperienza degli affanni (2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (2010), Serena felicità nell’istante (2010), Almeno un grammo di salvezza (2011), Mattanza dell’incanto (2013), Sguardi dal Novecento (2014), Luce nera (2015), Vite colme di versi. Ventidue poeti dal Novecento (2016), Commedia ubriaca (2017).

“Già così tenera di folla”

Già così tenera di folla*
(per F. S. Dòdaro)

F. A. (2018-02-10)

 

L’uomo che si trova sotto questa stella è,
chiunque sia e quali che siano le sue circostanze,
un uomo ragguardevole. Egli ha fatto una stella.
– Alfred Jarry

Ho bruciato il dizionario.
Duemila pagine.
Ottantamila voci.
Una sola parola, tutto il resto una metafora.
– Francesco S. Dòdaro

 

Dòdaro, “e stimmung”, in Dòdaro F. S., Disperate del XX secolo, Parabita, Il Laboratorio, 1989

 

Pronto? Ecco vedi, dice pronto il suono della pioggia, la cattedrale dei versi appesa alla parete, le parole, ma quante? Ecco vedi, la pioggia cade e mentre cade, cade, e tutto cade e tutto si pioggia. Oggi, vedi, si nuota, tutto si nuota. Pronto? C’è questo giorno, proprio questo e non quello e non un altro, c’è questo giorno, Saverio, vedi che è questo, nove febbraio, come Vanini, capito? Come Vanini. Vedi, Saverio, c’è questo giorno che non dovrebbe, ma, e, ancora e la pioggia cade e il vento è forte e le strade bagnate sotto il tetto illuminato della Santé, i fiori di Genet, la “R” di Jarry, gli aggettivi di Eluard, ininterrotti, quelli, sì, con Hrand Nazariantz al Sottano, il “Porto” con Bodini e Aldo Calò, vedi Saverio che c’è questo giorno che non dovrebbe, ma è proprio questo e non quello e non un altro, questo, proprio, e niente, come Vanini, vedi? Oggi, vedi Saverio la pioggia, oggi cade, tutto cade, tutto si pioggia. Oggi, vedi, si nuota, tutto si nuota.
Pronto? Il Porto? Non più la “R” di Jarry, ma «bianca della bianchezza del fuoco» questa notte. È inverno, Saverio,
e «i poeti lo sanno dove vanno le capre in inverno», i quadri di Edoardo, le marine mangiate dal sale, quanta tenera folla è questa notte, quanta tenera folla è questa notte. «Quando una domenica di maggio del 1988», quando il grande tavolo, il grande vecchio, l’ombra della quercia, le ciliegie di Turi, la guerra, i camion portano i soldati, bombarderemo la città, il dopoguerra, Einaudi, l’uovo del presidente, la discrezione, la bicicletta le campagne il Meridionalismo e Tommaso e Vittore e quando una notte di febbraio ha fatto luce sul cielo della Santé, ecco vedi, quando un venerdì di febbraio, il nove, come Vanini, vedi, Saverio, il cielo era grande, la pioggia si apriva al cadere, la notte era già così tenera di folla; Edoardo, Bodini, il Porto, la bianca bianchezza dello sbocciare dei fiori, Verri, Toma, Franco, Franco Gelli le veneri della storia. Ecco, vedi, vedi Saverio che quando la notte è grande è tenera di folla.
La calligrafia del maestro era inclinata, come un bambino, mi raccomando signore, abbia cura di mio figlio, mi faccia sapere, dice il tempo della fame l’avventura di Morandi, il maestro, come un bambino, scriveva parole inclinate come questa pioggia che, ma e cade e se cade tutto cade, tutto si apre, tutto pioggia, tutto si pioggia. Oggi, vedi Saverio, oggi si nuota, tutto si nuota.
Certe volte, d’estate, la mano di un bambino nella mano,
la notte mischia barche con stelle, ancora, guardiamo ancora il mare? Certe volte, la notte, la notte mischia barche con stelle, ancora, guardiamo ancora il mare. La scrittura del maestro, ancora, inclinata verso destra, la scrittura del maestro, come un bambino, disegna segni obliqui come di pioggia. «Non ho mai tradito l’arte». Poi la fame insegue insangua il corpo, il lutto circoscrive l’azione al suono. Processo di lutto: il suono metabolizzato è memoria nel gesto. Dice: non ho mai tradito l’arte. Un giorno, una grossa “O”, rubata dal manifesto di una nascita, sigilla sulla pagina il mondo a venire: la poesia come azione di lotta. Unità minime significanti: frammenti di un discorso disperso, ogni segno un segno d’amore.
Ogni parola, nasce se cresciuta, lo so Saverio che oggi la pioggia cade, che le strade bagnate e il vento forte e forte che ma non per altro cadere se non per disperso sole. Ogni parola, nasce se cresciuta e lo so Saverio che è solo un altro tempo del segnare parole a grappolo mentre s’affalca la notte senza barche d’inverno. C’è questo giorno Saverio lo sai che c’è questo e non quello e non un altro e c’è proprio questo che non dovrebbe esserci, ma c’è, come Vanini il nove febbraio e il fuoco eretico è il tuo delle parole.
Imputato, il nove febbraio, ateo bestemmiatore.
Ora le cattedrali di parole sulle pareti, ora la grande “O”
della nascita, l’ombelico del Buddha, il grande oceano neummaniano, la mancanza, la voce che ferma parole oltre la lingua, mentre tutto dentro suona. Imputato, santo profanatore di parole, di luoghi comuni, di ricercate soluzioni poetiche. Imputato, eretico costruttore di sogni, visionario manipolatore di parole, di mondi. E vedi Saverio che mentre ora cade la sera tutto si pioggia, si nuota, oggi si nuota. E vedi e ma il suono e il segno e la forza del, e ma solo per ripetuto suonare, solo per assoluto amore.
Pronto? Il mare? Dice il suono la caduta della pioggia, la marca del segno, la trama materica del dire, del fare. Dice la caduta della pioggia il suono della parola? Pronto? «Un poeta che ha amato, che ama la poesia». Pronto? Ecco vedi, dice pronto il suono della pioggia, la cattedrale dei versi appesa alla parete, le parole, ma quante? Ecco vedi, la pioggia cade e mentre cade, cade, e tutto cade e tutto si pioggia. Oggi, vedi, si nuota, tutto si nuota. Pronto? C’è questo giorno, proprio questo e non quello e non un altro, c’è questo giorno, Saverio, vedi che è questo, nove febbraio, come Vanini, capito? Come Vanini. Vedi, Saverio, c’è questo giorno che non dovrebbe, ma, e, ancora e la pioggia cade e il vento è forte e le strade bagnate sotto il tetto illuminato della Santé, i fiori di Genet, la “R” di Jarry, gli aggettivi di Eluard, ininterrotti, quelli, sì, con Hrand Nazariantz al Sottano, il “Porto” con Bodini e Aldo Calò, vedi Saverio che c’è questo giorno che non dovrebbe, ma è proprio questo e non quello e non un altro, questo, proprio, e niente, come Vanini, vedi? Oggi, vedi Saverio la pioggia, oggi cade, tutto cade, tutto si pioggia. Oggi, vedi, si nuota, tutto si nuota. Ma c’è questo giorno che è questo e non un altro, proprio questo qui, nove febbraio come Vanini sorridendo, come Vanini, Saverio, come Vanini sotto il cielo illuminato della Santé, in questo giorno che è questo e i giovani e non vedi e la politica e parte e riparte (?) e siamo ripartiti e segnali di ripresa (?), Saverio, vedi? Ma dove? E i giovani e i loro segni e le parole e i giovani, Saverio, «una miniera» e certo dimmi, «hanno bisogno di aiuto alla partenza», come dici? Alla partenza, i giovani e vedi e dimmi «hanno bisogno di aiuto alla partenza», «una miniera», impiegano ¾ del carburante, dicevi, alla partenza, e vanno aiutati, all’inizio, lanciati e poi con ¼ del carburante vanno in orbita attorno alla luna, girano fanno tornano. Vedi Saverio che qui la notte quando si apre si cade di pioggia, ma è già tenera di folla questa notte. E Bodini e Scotellaro e il Porto e Aldo Calò e Franco, Franco Gelli e Verri e Toma e Aldo, Aldo Dramis e l’occupazione del castello, con Giovanni, e ancora l’orizzonte, inclinato, con Fernando, e poi Enzo e Luciano e i suoi segni, il sodalizio, Saverio, ricordi? Vedi? Il sodalizio è tutto nei segni oltre la parola. I violini e le chitarre di Chiari suonano i colori delle tue parole, questa notte.
Pronto? Il Porto? Non più la “R” di Jarry, ma «bianca della bianchezza del fuoco» questa notte. Pronto? Il mare? «Un poeta che ha amato, che ama la poesia». I quadri di Edoardo, le marine mangiate dal sale, quanta tenera folla è questa notte, quanta tenera folla è questa notte. «Quando una domenica di maggio del 1988», quando il grande tavolo, il grande vecchio, l’ombra della quercia, le ciliegie di Turi, la guerra, i camion portano i soldati, bombarderemo la città, il dopoguerra, Einaudi, l’uovo del presidente, la discrezione, la bicicletta le campagne il Meridionalismo e Tommaso e Vittore e quando una notte di febbraio ha fatto luce sul cielo della Santé, ecco vedi, quando un venerdì di febbraio, il nove, come Vanini, vedi, Saverio, il cielo era grande, la pioggia si apriva al cadere, la notte era già così tenera di folla, già così tenera di folla.

 

*le citazioni nel testo provengono da opere e/o discorsi di F. S. Dòdaro, opere di Alfred Jarry, articoli di Antonio L. Verri.

Dòdaro, “Quest’estate il bosco è di vetro”, in Breton et le poeme object, a cura di Ugo Carrega, Milano, Mercato del sale, 1980, Collezione Mercato del Sale

Dòdaro, “Uscita in marasma”, in Carte letterarie, Lecce, Astragali, 2009

L’AVANT-GARDE SE REND PAS di Sandro Ricaldone

L’AVANT-GARDE SE REND PAS

Autore: Sandro Ricaldone
Editore: IL CANNETO
Prezzo: € 22,00

Come spiega lo stesso autore nella Nota al testo, «la prima parte del volume è dedicata al movimento lettrista e alla sua diaspora (Poesia Sonora; Nouveau Réalisme). Fa seguito un nucleo di testi sul Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista (M.I.B.I.) e, marginalmente, sull’Internazionale Situazionista e sulle sue radici. Concludono la raccolta alcuni scritti che esaminano la vicenda di Fluxus. Il titolo riprende quello attribuito da Asger Jorn alla più celebre delle sue “Modifications”, realizzata nel 1962».

“Intuizioni” di Gian Paolo Roffi per Eureka Edizioni

Novità collana di poesia CentodAutore: “Intuizioni” di GIAN PAOLO ROFFI della Eureka Edizioni a cura di Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi.
Associazione Culturale EUREKA
EUREKA edizioni

Tredicesima pubblicazione della collana CentodAutore:
Intuizioni di Gian Paolo Roffi

L’Associazione Culturale EUREKA di Corato (Bari) propone la tredicesima pubblicazione nella collana “CentodAutore”, curata da Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi, la nuova raccolta poetica di Gian Paolo Roffi, “Intuizioni”, con la formula rappresentativa ed esclusiva: 100 esemplari in piccolo formato, numerati, firmati e personalizzati da interventi diretti degli autori con un loro segno distintivo di originalità che rende il libro un connubio unico di poesia e di arte.
Dalla nota introduttiva dell’Autore: <<“Intuire”: dal latino in-tueri, “guardare dentro”, da cui intuitione(m) col doppio significato di “immagine riflessa nello specchio” e “contemplazione”. Dunque, guardare dentro le cose, le occasioni, le situazioni. Guardare, anche, l’immagine di sé come “altro da sé” da osservare, da “contemplare”. >>

*
Alter ego

1.

specchio ritardatario di coscienza
specchio d’adolescenza
profetica valenza:

questa immagine questa
tarda risoluzione.
questa ripetizione
di sistemi abusati
di moduli rinviati
di ricorsi obbligati.

restano tracce avare contenute.
si contendono mute
la doppia coerenza

*
Gian Paolo Roffi è nato nel 1943 a Bologna, dove vive e lavora.
Proviene, per studi e attività, dall’area letteraria, alla quale continua a fare riferimento. Ha scritto testi per spettacoli musicali (Con gli occhi di Simone, cantata dedicata alla scrittrice e militante rivoluzionaria Simone Weil, 1978; Ricordando Milly, 1981). All’inizio degli anni ’80 è venuto in contatto con l’area della “Poesia Totale”, collaborando intensamente con Adriano Spatola fino alla sua scomparsa. Ha pubblicato le raccolte di poesia Reattivi (1984), Madrigali (1986), Perverba (1988) nelle edizioni di “Tam Tam”; e Contesti (Riccardi, 1997).
Attivo nel campo della poesia sonora, ha partecipato a numerose rassegne ed è presente in antologie-cassetta, LP e CD in Italia e all’estero. Nel 2009 ha raccolto la sua produzione sonora nell’album di 2 CD Vox (Edizioni d’Arte Félix Fénéon). E’ stato redattore delle riviste “Tam Tam”, “Baobab”, “Dopodomani”. Ha fatto parte del gruppo di poesia sonora “Baobab” e del gruppo d’intervento artistico “I Metanetworker in Spirit”. Nel 2008 assieme a tre musicisti ha formato il “Jazz Poetry Quartet”.
Come poeta visivo, ha realizzato la serie ditavole “L’immagine del respiro” (1986-87) e le successive “Schizografie” (1988-89 e oltre); ha pubblicato Voli, testo verbo-visivo (Edizioni Colombo, 1991); Segni & Segni, poema visuale (Il Navile Edizioni, 1997); Letterale (Ed. Offerta Speciale, 2000); Della Luna (Ed. d’Arte Félix Féneon, 2008); Syncrasies (Ed. d’ArteFélix Féneon, 2011); Sintassi dei frammenti (Campanotto Editore, 2013), Recovered Words (Edizioni Peccolo, 2016). Ha tenuto numerose esposizioni personali e ha partecipato ad esposizioni collettive in molti paesi del mondo. Il collage, il libro-oggetto, l’assemblaggio sono le forme prevalenti del suo lavoro artistico, sempre legato al fenomeno del linguaggio e alla visualizzazione della scrittura.
Nel 2016 Pasquale Fameli gli ha dedicato la monografia Gian Paolo Roffi. La quadratura del cerchio (Campanotto Editore).
*
Gian Paolo Roffi
Intuizioni

100 esemplari numerati con interventi manuali dell’autore

CentodAutore
a cura di
Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi

EUREKA Edizioni
Associazione Culturale EUREKA
Via T. Tasso, 30 – 70033 Corato (BA)
e-mail: eureka.corato@gmail.com
www.facebook.com/associazione.culturale.EUREKA

Corato, gennaio 2018

CentodAutore
a cura di
Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi

VOLUMI PUBBLICATI

1. Alfonso Lentini, Illegali vene (2014)
2. Eugenio Lucrezi, Nimbus (2015)
3. Rossana Bucci – Oronzo Liuzzi, DNA (2015)
4. Antonino Contiliano – OnDevaStar (2015)
5. Giorgio Moio – Sui crespi marosi (2016)
6. Francesco Aprile – Entropia del fuoco (2016)
7. Carla Bertola – Ritrovamenti (2016)
8. Antonio Spagnuolo – SOSPENSIONI (2016)
9. Alberto Vitacchio – IL TORPORE DEI GRADINI (2017)
10. Michele De Luca – Parvenze (2017)
11. Cristiano Caggiula – Tagli e credenze (2017)
12. Giovanni Fontana – PENULTIME BATTUTE (2017)
13. Gian Paolo Roffi – Intuizioni (2018)

PADIGLIONE TIBET a cura di Ruggero Maggi

PADIGLIONE TIBET a cura di Ruggero Maggi
1 – 28 FEBBRAIO 2018
INAUGURAZIONE SABATO 3 FEBBRAIO ORE 19.00

presenta presso CENTRO NATURA all’interno di SetUp+ il contenitore degli eventi culturali che si svolgono in città durante SetUp Contemporary Art Fair

SPIRITUALITA’ ED ARTE COME CIBO PER LA MENTE E PER L’ANIMA
installazione-video con estratti delle precedenti quattro edizioni (2011/2013/2015/2017) di Padiglione Tibet nato come evento parallelo alla Biennale d’Arte di Venezia. La Biennale veneziana offre da sempre l’opportunità ad ogni Paese di presentare le proprie realtà artistiche più rappresentative con i Padiglioni Nazionali.
L’appello per la dignità di un popolo si può estrinsecare anche attraverso un progetto artisticoUna forma di riscatto culturale voluto fortemente da molti paesi e che, per Padiglione Tibet “il padiglione per un paese che non c’è” ideato da Ruggero Maggi nel 2010, ha assunto anche una valenza sociale.

  • Tibet: una nazione che evoca da sempre un sentimento religioso, mistico, di pace, una vitale “centralina” spirituale per tutti gli esseri umani.
  • Padiglione Tibet, un’idea che nella propria semplicità racchiude una forte carica emozionale, è un sogno che ha lasciato il segno ponendosi l’obiettivo di far incontrare la sensibilità della cultura contemporanea occidentale con quella tibetana. Un unico tema declinato nei modi della pittura, della scultura, della performance, del video per realizzare un grande evento che sottolinei coralmente il profondo senso di spiritualità dell’universo tibetano.

Un ponte sensibile tra la cultura Occidentale e quella Tibetana densa di affascinanti e mistiche suggestioni spirituali, linguistiche ed artistiche; un passaggio da Est ad Ovest, che crei quella sfumata ma necessaria vibrazione poetica per interagire e comprendersi. Padiglione Tibet: ponte fra culture.

LUCENTE SPIRITO
mostra costituita da una selezione di opere dal profondo contenuto spirituale e concettuale come “The Quest” vero e proprio work in progress di due artisti: Carla Bertola e Alberto Vitacchio protagonisti congelati nell’atto fotografico insieme con le pietre megalitiche, divenendo anch’essi elementi immobili e silenziosi del paesaggio; le opere verbo-visive titolate “Fiabe al vento” di Marcello Diotallevi che traggono ispirazione direttamente dal vento della poesia e dalla naturale inclinazione dell’artista verso un’ironica interpretazione della realtà e della vita; le evocative immagini fotografichedi Anna Maria Di Ciommo che ricreano i momenti in cui i Lama Tibetani realizzano splendidi mandala, sintetizzate in una frase di S.S. il Dalai Lama: “Ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Ora sono saggio e sto cambiando me stesso”; le opere-oggetto di Roberto Testori che nel loro biancore riflettono soluzioni concettuali ricche di significati spirituali e poetici. Poesia visiva che si alterna ad una sedimentata descrizione di tracce, di piccoli oggetti che ritrovano il loro spazio in una decontestualizzazione intelligente e raffinata.

SABATO 3 FEBBRAIO ore 19.30 | ore 21.00 | ore 22.00
NO CHAIN performance di danza contemporanea di K7

coreografia di Kappa
musica di Paola Samoggia
danza Giuseppe Spinelli, Laura Onofri

…ho pensato a Padiglione Tibet, al ponte tra due culture…. al collegamento… alla denuncia della situazione attuale che però volge verso una libertà raggiunta con l’aiuto delle due culture assieme, l’aiuto di tutti…. In attesa la campana a lastra è libera di muoversi nel vento…. come una bandiera di preghiera….” (Paola Samoggia)

Durante l’inaugurazione è prevista una cena a tema: Still alive a cura di Pina Siotto nel Ristorante BioVegetariano di Centro Natura dalle ore 19.15 alle 22.00.
Si consiglia la prenotazione.

PADIGLIONE TIBET a cura di Ruggero Maggi
centro natura
via degli albari 4a bologna
1 – 28 febbraio 2018

inaugurazione sabato 3 febbraio 2018 ore 19.00
orari di apertura: lunedì sabato 10 – 22.30 | domenica 10 – 18.30

Nigrissimi, necrissimi fogli. Una mostra di Carlo Bugli

Mercoledì 7 febbraio 2018 dalle ore 17 presso Movimento Aperto, via Duomo  290/c Napoli si inaugura la personale di Carlo Bugli, introdotta dal testo di Eugenio Lucrezi: “Nigrissimi, necrissimi fogli. Eugenio Lucrezi per Carlo Bugli. Resterà aperta fino al 28 febbraio , lunedì e martedì ore 17-19, venerdì ore 10.30- 12.30 e su appuntamento.

In mostra ventidue tavole a penna, a china ed a tempera., “una folla di figure di mezzo, di carapaci inquietanti che non sai se di chitina o di acciaio”, come scrive Eugenio Lucrezi, che poi va a ricercare nel percorso di Carlo Bugli l’origine della sua grafica : “Bugli parte , in tutta evidenza, dal disegno rinascimentale, attraversa i fiamminghi da Bosch ai Bruegel, arriva al contemporaneo per soffermarsi sull’esperienza surrealista; la sua pretesa antistilistica è dovuta al Movimento Nucleare di Baj e Dangelo, mentre i suoi prossimi maestri vanno individuati nei napoletani del Gruppo 58 di Biasi, Colucci, Del Pezzo e Persico.” Ed infine i buoni maestri ed i buoni compagni di avventura,  “non sono mancati al nostro artista, che ha partecipato per anni, insieme a Pasquale Della Ragione, al direttore Giorgio Moio e a Marisa Papa Ruggiero ai laboratori della rivista “Risvolti”.

Mario Persico, il Maestro, riconosce in Bugli una grande “forza di rappresentazione simbolica”, riferisce Eugenio Lucrezi, ribadendo che :” I lavori  di questo artista sono animati tutti, anche quelli più buffamente necroforici …da una infrenata energia metamorfica. E non quella, tutta interna al bios e agli agoni mondani ed extramondani, inferi e superni, del mito antico e della favola di ogni tempo : ma quella, perturbante e oscura, di una contemporaneità che vede sempre più corpi e protesi, carni e metalli, sillabe e bytes intrecciarsi e contendere in platee brulicanti e molteplici, mentre la realtà antropica non è distinguibile dagli omologhi virtuali e il sovraccarico informativo tracima nell’estasi, babelica ed ecolalica, dell’insignificanza.”

Carlo Bugli vive e lavora a Napoli. E’ stato per molti anni redattore della rivista di scritture in movimento Risvolti. Ha pubblicato le raccolte di poesia Noemata (1988) e Organon (1990). Suoi testi poetici e sue opere grafiche sono apparse su  molte riviste nazionali ed estere.