ARCHIVIO UGO CARREGA, Fondazione Berardelli, Brescia

ARCHIVIO UGO CARREGA

Fondazione Berardelli, Brescia

La Fondazione Berardelli ha il piacere di comunicare che in data 17/12/2018, per espressa volontà di Valeria Carrega, figlia dell’artista Ugo Carrega, è stato costituito l’ARCHIVIO UGO CARREGA che si occupa dell’autenticazione delle opere, dell’archiviazione, della catalogazione e della raccolta di documenti del maestro.

La catalogazione sarà in un primo momento digitale, ma propedeutica alla stesura del Catalogo Ragionato dell’artista. L’archivio, coadiuvato da un Comitato Scientifico presieduto dalla figlia Valeria Carrega e composto da Paolo Berardelli, Julien Blaine, Paolo Della Grazia, Giovanni Fontana, Caterina Gualco e Sandro Ricaldone, è l’unico ente autorizzato dall’erede ad autenticare le opere e a rilasciare il relativo certificato di autenticità.

L’Archivio si appoggia presso la Fondazione Berardelli di Brescia per la ricezione di tutto il materiale necessario all’archiviazione e all’autenticazione delle opere del maestro. Chi volesse richiedere informazioni per l’avviamento delle procedure può richiedere il modulo informativo inviando una mail a:

archiviougocarrega@fondazioneberardelli.org

È online il sito internet http://www.archiviougocarrega.it dove sono inserite tutte le informazioni necessarie e dove è possibile consultare il Catalogo Digitale con le opere fino ad ora archiviate.

Ugo Carrega-Un pezzo di muro celeste-1997-cm100x150

Ugo Carrega, nato a Genova Pegli nel 1935, inizia l’attività letteraria nel 1951. Convinto assertore dell’importanza della parola poetica che solo nella sua espressione visiva, fisica, trova la sua vera dimensione, pubblica nel 1958 il primo fascicolo di poesia sperimentale e visuale dal titolo: “èini”. Dopo il trasferimento a Milano, nel 1966, approfondisce la ricerca teorica sulla Poesia Visiva, elaborando il concetto di “scrittura simbiotica”, nato dall’esperienza di “TOOL: quaderni di scrittura simbiotica”, con cui si definisce quel campo della poesia sperimentale in cui agiscono pariteticamente segni di estrazione diversi. Ha realizzato “aaa” con Mario Diacono, i “Quaderni di TOOL” e il “Bollettino da dentro”. Ha diretto due numeri della rivista “ESTRA”. Ha fondato i centri culturali: Centro Suolo (1969), Centro TOOL (1971), che diventa poi Mercato del Sale (1974), Euforia Costante (1993). Nel 1988 ha costituito, anche grazie all’aiuto di Paolo Della Grazia, l’Archivio di Nuova Scrittura, oggi conservato al MART di Rovereto. L’artista è scomparso a Milano nel 2014. Dal 17/12/2018 la Fondazione Berardelli cura l’archivio delle opere di Ugo Carrega. L’archivio è consultabile sul sito http://www.archiviougocarrega.it

Ugo Carrega-Inaugurazione mostra alla Fondazione Berardelli-2007

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CentodAutore: L’Altro (L’evanescenza dell’Angelo) di Antonio De Marchi-Gherini

Associazione Culturale EUREKA

EUREKA edizioni

Diciannovesima pubblicazione della collana CentodAutore:

L’Altro (L’evanescenza dell’Angelo) di Antonio De Marchi-Gherini

L’Associazione Culturale EUREKA di Corato (Bari) propone la diciannovesima pubblicazione nella collana “CentodAutore”, curata da Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi, la nuova raccolta poetica di Antonio De Marchi-Gherini“L’Altro (L’evanescenza dell’Angelo)”, con la formula rappresentativa ed esclusiva: 100 esemplari in piccolo formato, numerati, firmati e personalizzati da interventi diretti degli autori con un loro segno distintivo di originalità che rende il libro un connubio unico di poesia e di arte.

*

II

Solo nel silenzio potete trovare l’immortalità

avere una mente per pensare e un cuore per amare

nessuno può mangiare per placare la fame altrui

né prendere le medicine per un altro.

Ma è già al cancello il pensiero di un altro

lontano tempo che vuole tornare ma è soffocato.

Per continuare bisogna elevare il verbo.

Incalzerebbe il senso con le reviviscenze.

*

Antonio De Marchi-Gherini è nato a Gravedona (CO) nel 1954 e vive a Gera Lario. Ha pubblicato le raccolte di versi La passeggiata di CarmenLa guerra ascellare (1987), con prefazione di Antonio Spagnuolo, Le gaie stanze (1991), con prefazione di Giorgio Barbèri Squarotti, L’Arcivescovo di Rouen (1992), Le stagioni del Silenzio (1997) e I Colori della Notte (2001).

Ha pubblicato le plaquettes: Quadro d’autunno e altri versi (2000) e Il volo, probabilmente (2001). È presente in numerose antologie, tra le più recenti: V. Guarracino – Il verso all’infinito – Marsilio (1999); A. Vaccaro – R.Guidetti – Poesia in azione – Milanocosa (2002); Il posto delle fragole – Ed.Lietocolle Libri (2001/02); I poeti del Lericipea – Ed. Il piccolo torchio (2002); M. Camilliti – In laude larii laci – Ed. Lietocolle Libri (2002); V. Guarracino – Ditelo con i fiori – Ed.Zanetto (2004), R.Crimeni – Di-versi (poeti per sim-patia) – Dialogo Libri (2004); V. Guarracino – P. Aquilini – L’altrolario (racconti) – Editoriale Como (2004).

È stato membro della direzione delle riviste Tracce, Post-scriptum e Terra del Fuoco.

Ha curato le antologie Canti dell’ombra e della luce – Ed.Pinizzotto (1999) e con V. Guarracino; Gli abbracci feriti (i poeti e la famiglia) – Ed. Zanetto (2000) e Racconta il tuo dio (il dio dei poeti) – Ed.Pinizzotto (2001) dove accanto a poeti “consacrati” sono stati presentati altri di sicuro pregio.

Sue poesie ed interventi critici compaiono su riviste e pubblicazioni monografiche.

È attivo anche come poeta visivo e sonoro. Ha curato diverse copertine della rivista L’Immaginazione e di diversi libri per l’editore Manni. Ha prodotto libri d’arte in copia unica e dal 1980 un numero considerevole di opere visive e grafiche, con tecniche varie, sparse in gallerie alternative e archivi di tutto il mondo. E’presente nel catalogo curato da Luciano Caramel, Mille artisti a palazzo, Giorgio Mondadori Editore (2009).

Nel 2000 il Teatro La centena di Rimini ha messo in scena Girovaghi per la regia di Davide Schinaia, opera tuttora facente parte del repertorio della compagnia e costruito interamente con testi tratti dalle opere sino allora pubblicate.

Antonio De Marchi-Gherini

L’Altro (L’evanescenza dell’Angelo)

                                                                            

100 esemplari numerati con interventi manuali dell’autore

CentodAutore

a cura di

Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi

EUREKA Edizioni

Associazione Culturale EUREKA

Via T. Tasso, 30 – 70033 Corato (BA)

e-mail: eureka.corato@gmail.com

rossanabucci@libero.it

oronzoliuzzi@hotmail.com

www.facebook.com/associazione.culturale.EUREKA

tel. 080.8984258

cell. 349.8684908 – 320.4229046

Corato, giugno 2019

CentodAutore

a cura di

Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi

VOLUMI PUBBLICATI

  1. Alfonso Lentini, Illegali vene (2014)
  2. Eugenio Lucrezi, Nimbus (2015)
  3. Rossana Bucci – Oronzo Liuzzi, DNA (2015)
  4. Antonino Contiliano – OnDevaStar (2015)
  5. Giorgio Moio – Sui crespi marosi (2016)
  6. Francesco Aprile – Entropia del fuoco (2016)
  7. Carla Bertola – Ritrovamenti (2016)
  8. Antonio Spagnuolo – SOSPENSIONI (2016)
  9. Alberto Vitacchio – IL TORPORE DEI GRADINI (2017)
  10. Michele De Luca – Parvenze (2017)
  11. Cristiano Caggiula – Tagli e credenze (2017)
  12. Giovanni Fontana – PENULTIME BATTUTE (2017)
  13. Gian Paolo Roffi – Intuizioni (2018)
  14. Marisa Papa Ruggiero – Se questo è il gioco (2018)
  15. Marco Palladini – DE-SIDERATA (2018)
  16. Kiki Franceschi – IN ASSENZA ESISTO (2018)
  17. Paola Nasti – Poesie dello yak impigliato per un pelo della coda (2019)
  18. Carmine Lubrano – riscritture Antagoniste (2019)
  19. Antonio De Marchi-Gherini – L’Altro (L’evanescenza dell’Angelo) (2019)

Presentazione di “Già così tenera di folla (per F. S. Dòdaro)”, Altamura, 10-07-2019

Presentazione del libro

di Francesco Aprile

Già così tenera di folla (per F. S. Dòdaro), Oèdipus Edizioni, collana “Intrecci”, giugno 2019

Mercoledì 10 luglio
Ore 19:00
presso
Libreria Nuova Macelleria Patella
Via M. Giannelli, 85, 70022 Altamura BA

Dialogano con l’autore
Clara Patella
Vittorino Curci

Francesco Saverio Dòdaro (Bari 01/08/1930 – Lecce 09/02/2018), a cui il libro è dedicato – ripercorrendone, in parte, vita e opere –, è stato poeta, poeta verbo-visivo, teorico dell’arte e della letteratura, narratore, operatore culturale, studioso del libro e delle sue forme. La vita e l’opera di Dòdaro sono ripercorse nel libro in una forma che tiene insieme poesia, prosa e teatro, seguendo l’idea dòdariana dell’abbattimento delle barriere fra i generi, i linguaggi, i media.

Dòdaro, nato nel Trenta a Bari, sfollato a Turi durante la guerra, formatosi nel solco del Meridionalismo grazie ai ripetuti contatti coi Fiore (Vittore, presso l’ufficio stampa della Fiera del Levante, e Tommaso), amico dei poeti Vittorio Bodini e Rocco Scotellaro grazie a un legame nato nella magica avventura del “Sottano” a Bari, veniva introdotto, da giovanissimo, agli incontri di Laterza e a quelli della “Scaletta” di Matera, allievo di Giorgio Morandi a Bologna, in pittura bruciava gli smalti nel ’54 (come Burri), in “fuga” nella Parigi della grande cultura del dopoguerra, amico fraterno del poeta armeno Hrand Nazariantz, ha stretto legami con le intelligenze più vive e interessanti del Secondo Novecento (da Carmelo Bene a Luciano Caruso, da Antonio L. Verri a Edoardo De Candia, da Julien Blaine a Lamberto Pignotti, da Aldo Dramis a Vittorio Pagano, da Richard Kostelanetz a Shoachiro Takahashi, da Giovanni Fontana a Ruggero Maggi a Rolando Mignani ecc.), ha dato vita, negli anni, ad alcune delle collane editoriali più rivoluzionarie, contribuendo in maniera sensibile alla riformulazione dell’oggetto-libro (romanzi su cartolina, poesia e scritture da proiettare, poesia per internet, narrativa in store), è stato, con il Movimento di Arte Genetica da lui fondato nel 1976, “il vero precursore di quella ricerca artistica che solo dopo una ventina d’anni sarebbe stata rivalutata e consumata da vari artisti internazionali” (Ruggero Maggi).

Dall’introduzione di Alfonso Lentini:

Giovane ma già importante esponente (nonché studioso) dell’Asemic writing (quella scrittura priva di “senso” che, secondo una bella espressione di Adriano Accattino, “non lascia tracce e non fa rumore”), Francesco Aprile propone in questa sua pubblicazione qualcosa che, pur non essendo del tutto ascrivibile all’Asemic writing, ad essa somiglia molto. Dell’Asemic writing qui troviamo il ritmo semantico spezzato (per quanto non ridotto allo zero), troviamo il gusto per le torsioni (o trasgressioni o stravolgimenti) lessicali e di sintassi, troviamo l’idea dello scrivere come movimento incompiuto, azione comunicativa che si svolge sottotraccia attraverso connessioni fulminee e percorsi non lineari, troviamo l’idea del gesto aperto, quasi una curva nell’aria, qualcosa che somiglia al movimento ampio, fisico, naturalmente elegante del contadino che, dopo l’aratura, sparge a spaglio il seme sul suo campo. Insomma, vi troviamo l’irregolarità eretta a scelta di campo. Tuttavia il raffinato e coinvolgente tessuto testuale di questo libro è disseminato di sensi, è dotato di una non comune urgenza del dire; e infatti fin dalle prime parole si vede che è una sorta di lettera, un filo che si dipana onduloso a girotondo di rondine e si inoltra inclusivo, affollato di nomi, situazioni, eventi: gli eventi, i passi e le passioni che negli anni hanno dato corpo al mondo intricato e meraviglioso della sperimentazione espressiva e del pensiero difforme. Un capo di questa lettera-filo è idealmente nelle mani di un personaggio chiave, anzi una persona, Francesco Saverio Dòdaro, che di quel mondo è sta- to indiscusso protagonista: a lui Aprile dedica il suo scritto e a lui rivolge il suo discorso. Però Dòdaro qui non è soltanto il destinatario; è anche (e forse soprattutto) il centro di irradiazione delle ragioni forti che abitano nel profondo di questa apostrofe appassionata. Il testo di Aprile traccia infatti, sia pure a frammenti, le linee di un racconto fatto di azioni e di immaginazioni. […] Il testo si svolge perciò come una rievocazione à rebours: un attraversamento memoriale di una sfida collettiva che non può fermarsi neppure di fronte alla grande sacca di vuoto e di dolore che la scomparsa di un protagonista lascia inevitabilmente dietro di sé. Il giro armonico, quasi balestriniano, scandito da reiterazioni e riprese testuali, i frequenti rallenta- menti sintattici che farebbero pensare al Sanguineti di Laborintus in questo caso non sono esercizi retorici; servono piuttosto a sottolineare il movimento a spirale, cioè continuo, incessante, delle vite e delle sfide intellettuali che si avvicendano nella storia.

Estratti dal testo:

Pronto? Il Porto? Non più la “R” di Jarry, ma «bianca della bianchezza del fuoco» questa notte. Pronto? Il mare? «Un poeta che ha amato, che ama la poesia». I quadri di Edoardo, le marine mangiate dal sale, quanta tenera folla è questa notte, quanta tenera folla è questa notte. «Quando una domeni- ca di maggio del 1988», quando il grande tavolo, il grande vecchio, l’ombra della quercia, le ciliegie di Turi, la guerra, i camion portano i soldati, bombar- deremo la città, il dopoguerra, Einaudi, l’uovo del presidente, la discrezione, la bicicletta le campagne il Meridionalismo e Tommaso e Vittore e quando una notte di febbraio ha fatto luce sul cielo della Santé, ecco vedi, quando un venerdì di febbraio, il nove, come Vanini, vedi, Saverio, il cielo era grande, la pioggia si apriva al cadere, la notte era già così tenera di folla, già così tenera di folla.

[…]

Nel procedere, la dinamica del tuo dire essenziale / concede lo strapiombo, / la vertigine / del profondo / nel procedere / lo strapiombo del tuo dire essenziale, / masticato fra la parola e il gesto, / raccoglie nel diverso i fiori del pittosforo / il petalo del ciliegio / le bombe a grappolo nella notte / il pastore sulla murgia, / in inverno, / «Pronto? L’innocenza». / Il canto, quando è cosmico, / contiene ogni solitudine, / o strapiombo, nascita. /Nel procedere del tuo dire essenziale, / vedi Saverio,  / ho contato i moti dell’universo / che già nel pensare che una / tale forma potesse suonare, / già, una tale forma, ecco, / il suono monotono / di un fischietto di terracotta / contiene tutte le poesie del mondo / e questi corpi, / tutti, illuminati come ferite, / di una nascita, / di tante nascite / di infinite nascite, / tutti questi corpi / univerbati in un solo fonema / nel mulino cileno dei colori simultanei / sopra il cornicione del cielo / le spighe del sole,  / il ponte Mirabeau, le rose metalliche, la notte, / queste fantasie verbali, figlio figlio, / nell’esercizio dei nostri fiori / il tempo è un’invenzione / che mentre i corpi sfarinano, / che mentre i corpi, sfarinano, / albeggiano ogni giorno / le nostre rivoluzioni secondarie; / il respiro, il suono, un libro / ; queste nostre azioni, ora primarie, / il mondo il mondo,  / o «la poiesi orologio della storia».

Nota biografica dell’autore

Francesco Aprile (1985, Lecce), poeta visivo, autore di scritture asemantiche, asemic-glitch writing, glitch, asemic cinema, abbecedari asemantici, scritture sbagliate, ha aderito nel 2010 al movimento letterario “New Page – Narrativa in store”, fondato nel 2009 da F. S. Dòdaro, diventandone direttore dal 2013 con Dòdaro, dal 2016 in autonomia. Ha fondato nel 2011 il gruppo “Contrabbando Poetico”, firmandone il primo manifesto, e con Cristiano Caggiula, nel 2014, la rivista Utsanga.it. Sempre con Caggiula ha curato i volumi Asemic writing. Contributi teorici (Ivrea, Archimuseo Adriano Accattino, 2018) e La parola intermediale: un itinerario pugliese (Cavallino, Biblioteca Gino Rizzo, 2017). Nell’area delle scritture verbovisive è presente con pubblicazioni presso Poetry Library (Londra), Tate Library (Londra), Poetry Collection (Buffalo University) e con opere presso Archimuseo Adriano Accattino (Ivrea), Accademia di Belle Arti di Palermo – Collezione libri d’artista, ArtPool Art Research Center (Budapest), Imago Mundi-Visual Poetry in Europe (Fondazione Benetton) ecc. Dal 2016 è inserito in ADA-Archive of Digital Art/Media Art Research Center (Danube University, Krems). Diverse sono le pubblicazioni in poesia e poesia visiva.

Utsanga.it, #20, giugno 2019

Utsanga.it: il numero 20, giugno 2019, è online con Wellington Amancio, Mariangela Guatteri, David Chirot, Anna Serra, Ruggero Maggi, Michael Filler, Nico Vassilakis, Kristine Snodgrass, Paolo Allegrezza, Carmine Lubrano, Martina Stella, Marcus Volz, Leo Barth, David Kjellin, Stephen Nelson, Jacob Kobina Ayiah Mensah, Karla Van Vliet, Vilde Valerie Bjerke Torset, Vitaldo Conte, Volodymyr Bilyk, Francesco Aprile, Simon Costello, Sacha Archer, Richard James Biddle, Oronzo Liuzzi, Nùria Martìnez Vernis, Nancy Scott Bell, Mark Young, Louis Crane, John M. Bennett, Tom Cassidy, Jeff Bagato, Hank Lazer, Giovanni Cardone, Giorgio Moio, Giorgia Romagnoli, George Sabov, Du Ru Xie Bai, Chris Turnbull, Cecelia Chapman, Jeff Crouch, Carla Hackenschmidt, Cal Priest, József Bíró, Bill Bissett, Annie Bergson, Anna Boschi, Alexander Limarev, Neus Borrell, Pierre Bastien i Nicodemes Mendes.

http://www.utsanga.it

Lamberto Pignotti e il gruppo 70

Lamberto Pignotti dialoga con Raffaella Perna
su poesia visiva e “i sensi delle arti”

In mostra in libreria libri d’artista, manifesti, cataloghi,
ephemera, opere originali dagli anni ‘60 ad oggi.

Ritratti di poeti visivi di Michele Corleone.

Martedì 12
18:00
Libreria Marini
Via Perugia, 18
Roma

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“La poesia visiva di oggi – e qui se ne scorge chiaramente l’ascendenza dal tronco della poesia tecnologica, cui in fondo appartiene – tende a capovolgere di segno i messaggi della comunicazione di massa (giornalismo, pubblicità, fumetti, ecc.) che puntano al rapido consumo delle informazioni. La poesia visiva ironizza e contesta proprio tale processo che presuppone e alimenta la passività di chi riceve l’informazione: da qui la sua portata insieme estetica e ideologica”.

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Lamberto Pignotti nasce da un padre pittore nel 1926 a Firenze. Qui si laurea e risiede fino al 1968, anno in cui si trasferisce a Roma.

Nel 1944, assimilata la lezione delle avanguardie, avvia sperimentazioni di arte verbo-visiva. Alla metà degli anni Cinquanta inizia l’attività saggistica, deliberatamente rivolta alla critica militante e all’attualità culturale. Per tali settori collaborava regolarmente con articoli e saggi a quotidiani e periodici di interesse nazionale, a programmi della RAI, a varie riviste italiane e straniere. Nei primi anni Sessanta concepisce e teorizza le prime forme di “poesia tecnologica” e “poesia visiva”, di cui cura nel 1965 la prima antologia, individuando 15 autori. Nel 1963 dà vita con Miccini, Chiari ed altri artisti e critici al “Gruppo 70” e partecipa pochi mesi dopo alla formazione del “Gruppo 63”.

La sua opera artistica procede rapportando segni e codici di diversa provenienza: linguistici, visivi, dell’udito, del gusto, dell’olfatto, del tatto, del comportamento, dello spettacolo: da siffatta attività multimediale e sinestetica nascono, tra happening e performance, le “Poesie e no”, le “cine-poesie”, le cassette logo-musicali, i libri oggetto di plastica, le poesie da toccare, da bere, da mangiare, i “chewing poems” e, naturalmente, le “poesie visive” sotto forma di collage o di intervento su foto di cronaca, di moda, di pubblicità.