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Voooxing Poooêtre
disco internazionale di poesia sonora
a cura di Enzo Minarelli

Voooxing la vera essenza della poesia!

“La prima edizione di questo LP risale all’ottobre 1982, ora, questo nuovo prodotto, grazie ad una stretta collaborazione tra Recital Editions [Los Angeles] e 3ViTre Archivio Polipoesia, reca la data di febbraio 2015.
Anzi, mi sembra che solo ieri mi stessi occupando della compilazione di questa antologia, della selezione delle poesie sonore giuste da inserire nell’LP nonché scrivere testi critici per ogni autore; era, in ogni caso, Voooxing Poooêtre, uno dei primi dischi apparsi, almeno in Italia, interamente dedicato alla sperimentazione sonora.
Erano i tempi del sistema analogico allora in auge, il che significava lavorare direttamente sul nastro a bobina, altresì era necessario varcare la soglia di studi elettronici per completare l’opera. Inoltre occorreva confidare sulla pazienza dei tecnici per definire una volta per tutte, questa strana sonorità che non era musica, non poesia, non dramma, non teatro. Era poesia sonora!
Anche se i primi passi di questa disciplina sono stati mossi a partire dai primi anni Sessanta, negli anni Ottanta la poesia sonora non era ancora così diffusa come ora. Questo disco, lo ricordo molto bene, ha contribuito assai a rendere più conosciuta in Italia e nel mondo tale ricerca che non ha mai goduto di particolari vantaggi istituzionali. Più di seicento copie sono state stampate, una buona metà fu inviata in maniera mirata ad indirizzi selezionati, raggiungendo tutti i punti cruciali dove allora la poesia sperimentale veniva prodotta. Oggi conservo ancora tre originali nel mio archivio, il disco è esaurito da tempo.
Il nuovo millennio ci ha di fatto, consegnato l’era digitale inebriandoci con i suoi consolidati vantaggi e svantaggi, per quanto mi riguarda, il mio orecchio, assolutamente avvezzo all’armonia prodotta dalla puntina che si agitava saltellando lungo il solco del vinile sistemato sul piatto del cosiddetto giradischi, è stata costretto ad ascoltare quello che si dice essere un suono puro, che, purtroppo, almeno per me, non è così!
Mettendo da parte questa mia nostalgia per i tempi andati, quando si ascolta queste poesie sonore, si noterà che non sembrano così datate come appaiono. Molti dei pezzi antologizzati sono stati realizzati a metà degli anni Settanta, all’inizio degli anni Ottanta, ma nonostante quasi quattro decadi, ancora contengono un alto tasso di comunicazione.
Perché?
Questa è una delle grandi intuizioni avute dai poeti sonori, quando si lavora dentro l’apparentemente impalpabile ma concretissima materia dell’oralità, della vocalità, o della vocoralità per usare un mio neologismo, succede che non si percepisce affatto il monopolio del significato così tipico, e limitante, per certi versi, del poetare scritto; operare con la voce vuol dire anche agire all’interno di una zona di sicurezza, sfornare un mix sempre verde di parole e suoni, di fonetica e linguistica, di note e rumori che trasformano il poeta sonoro in una sorta di Dorian Gray della poesia sonora!
Una doppia qualità di queste poesie sonore consiste, evidentemente, nell’essere, primo, davvero creative in se stesse, in secondo luogo, dimenticando la zavorra del linguaggio stesso, riescono ad impiegarlo come un leggero mezzo del tutto innovativo.
Penso che alcuni pezzi di questo LP ora CD, soprattutto quelli in grado di coniugare perfettamente la razionalità del metodo con la qualità del progetto, durino per sempre! Parafrasando William Blake, queste opere si sforzano “di cogliere il mondo in un granello di parola!”.
Inutile dire che sono, da sempre, un fedele seguace della teoria di Empedocle, secondo la quale, una parola, orale vocale che sia, è sempre una cosa viva, una realtà naturale che germoglia e cresce, un’entità dotata di qualità speciali, capace di produrre effetti e, di conseguenza, di incidere sugli ascoltatori. Il che è esattamente ciò che ha fatto la poesia sonora fin dalle sue origini, a Parigi, negli anni Sessanta.
Rileggendo l’editoriale scritto nel 1982, riconosco facilmente alcune idee che saranno sviluppate in seguito nel mio Manifesto della Polipoesia (Valencia, 1987); Intendo il riferimento al ritmo, un ritmo significante, “è pur sempre il ritmo, il gioco del «tono» a fungere da àncora di salvataggio o da albero di trasmissione verso la costruzione di un linguaggio preso di petto, e rapidamente spogliato”. Oppure, quando mi riferisco alla gamma di sfruttamento linguistico, “la tensione orale, verbale, fonica, va intera a potenziare il testo, già puntato al polisemico, condotto freddamente o caldamente sul segmento, a minimo (fonema), al massimo (frase)”.
Ciò che si può affermare oggi, soprattutto dopo il grande contributo teorico di uno studioso come Paul Zumthor, è che il suono della poesia, della polipoesia hanno acquisito i propri diritti di essere iscritti al livello della letteratura, pur usando una strumentazione diversa rispetto ai poeti lineari; qui la voce ricopre il ruolo principale diventando vera protagonista su tutti gli ingredienti dello spettacolo, i quali per forza di cose, declinano verso funzioni più defilate; tuttavia, da questo incontro tra il dominio della voce e la spettacolarità degli altri elementi (musica, immagine, movimenti, luci, costumi ecc.) scaturisce un’energia inaspettata che va molto oltre il valore della scrittura, e anche durante l’ascolto di questo CD, è possibile individuare, se si è in grado pazientemente di cercare, vari messaggi «universali».
Ripubblicare Voooxing Poooêtre, significa riaffermare la validità della vocoralità come una pratica di ricerca,
ribadire quella sfrontata libertà che permette ai polipoeti di sperimentare, di spingere ancor più in avanti i confini dell’avanguardia poetica.
In questo nuovo CD, ho preferito riproporre l’impostazione grafica dell’originale LP, dove la copertina consisteva di quattro pagine aventi la stessa dimensione del vinile stampate in forma di giornale, e, naturalmente, ho mantenuto lo stesso logo del titolo .
Voglio, infine, ringraziare [guardando il cielo] Federica Manfredini, per le traduzioni qui riutilizzate, purtroppo, ha patito una morte prematura più di dieci anni fa in Australia, Sergio Altafini che, oltre al progetto grafico, è stato l’uomo capace, in quel momento storico, di trovare lo sponsor per supportare l’intera organizzazione e produzione del disco e, infine, last but not least, Sean McCann, il giovane editore californiano, che, nell’inevitabile ruota eterna della vita, ha ormai preso saldamente nelle proprie mani il testimone di poesia sonora.” (Enzo Minarelli, febbraio 2015, Cento, Italia)

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