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Le stranezze del ragioniere
disegni, libri, lettere di Enrico Morovich
Entr’acte
Via Sant’Agnese 19R – Genova
23/9/2015 – 13/10/2015

“Sono il Ragionier Morovich”.
Così, con tono sommessamente burbero, era solito presentarsi ai nuovi conoscenti lo scrittore Enrico Morovich, celando dietro una barriera di ironico understatement il suo cammino negli intricati sentieri del bosco letterario italiano. Sentieri lungo i quali aveva incrociato negli anni ’30 del Novecento riviste come La Fiera Letteraria, Solaria e la longanesiana Omnibus, editori di grande prestigio (Parenti, Vallecchi) e personaggi che sarebbero divenuti mitici, fra i quali spicca Gianfranco Contini, che ne accolse i racconti surreali ne l’“Italie magique”, apparso nel 1946 nelle edizioni Aux Portes de France, accanto a Palazzeschi, Baldini, Lisi, Zavattini, Moravia, Landolfi e Bontempelli.
Nel dopoguerra lascia Fiume, divenuta jugoslava, e inizia una lunga peregrinazione tra Napoli, Lugo, Viareggio, Busalla e Pisa, sino ad approdare a Genova nel 1958, dove ottiene un impiego come capo sezione al Consorzio del Porto. In questo periodo riprende le fila del suo lavoro letterario, collaborando fra il 1955-1956 con Il Caffè di Giambattista Vicari e Il Mondo di Pannunzio, per poi pubblicare – assestatosi nella nuova sede – Il baratro da Rebellato nel 1964 e, agli inizi degli anni ’80, una fitta serie di volumi editi dalla galleria Unimedia.
Nel contempo lo scrittore dava sfogo alla sua vena fantastica anche sul piano dell’immagine, costellando album e taccuini (e la sua stessa corrispondenza) di strane figure e personaggi ibridi, mezzo umani e mezzo animali, talvolta seguendo il filo di una storia, ma più spesso condensando in singole illustrazioni il suo fervore satirico. Ai disegni, esposti in varie sedi a partire dal 1985, si attaglia appieno la descrizione che dei suoi racconti aveva fatto Contini: “le storielle di Morovich sono tele sobrie, secche, prive di colori, di sfumature, di commenti”, anche se sovente li pervadono i toni sgargianti dei pennarelli, sempre però con incondizionata semplicità, scansando ogni ricercatezza pittorica.
La mostra allestita da Entr’acte documenta, con materiali tratti dagli archivi di Caterina Gualco e di Sandro Ricaldone, nonché dalla Biblioteca della Fondazione Mario Novaro, l’estro creativo di Morovich negli ambiti della grafica e della scrittura nel corso dei suoi anni genovesi, coronati da una felice ripresa di attenzione da parte della migliore critica e della grande editoria italiana.

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