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Franco Gelli
LA VALIGIA DELL’EMIGRANTE

http://progettovaligiaemigrante.tumblr.com/

a cura di U.P.E. Matino e Zig associazione culturale
c/o
c/o Mirabilia Dei Apulia
Matino (Lecce)
via Bolzano

 28 – 29 novembre 2015
inaugurazione sabato 28 novembre • ore 18.30
mostra / tavola rotonda

Domenica 29 novembre l’esposizione, realizzata in collaborazione con ARTcore Gallery, sarà invece visitabile dalle 17 alle 21. Altre tappe del progetto sono previste a Tricase presso il Centro Acait, da venerdì 4 a venerdì 11 dicembre 2015.

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Note e testi riguardanti il progetto di Franco Gelli, La valigia dell’emigrante, si possono trovare al link: http://www.bluesection.it/frangelli.htm

Di seguito riportiamo la nota di Michele Perfetti: “Valigia dell’Emigrante” “La conoscenza umana di Franco Gelli non teme compromessi; ed è aperta ad ogni sperimentazione sul presente, ha sedimentato un bagaglio culturale abbastanza massiccio. Dopo un lungo periodo trascorso a Firenze, laddove la sua presenza era teoria e pratica artistica in aperto divenire (ricordo qui per inciso, alcune illuminanti sperimentazioni di tipo costruttivi sta molto personali); e di dove la attenzione era tesa ad un costante aggiornamento, ha saputo focalizzare l’interesse artistico su un vivo rapporto uomo-società. Tale rapporto lo ha costretto a ricercare la radice della propria dimensione culturale. Ed a ritornare tra le sue parti nell’estremo Sud d’Italia, laddove, cioè, potesse rimettere in luce la somma di contraddizioni che si portava dentro. La pratica dell’arte si congiungeva intorno alle costruzioni di alcuni singolari aspetti che chiamava “Egostrutture”; in effetti maturava la riscoperta totale di se stesso col mondo che lo aveva generato. E vi scopriva che l’uomo a tutti gli effetti aveva “subito” la storia: che egli stesso aveva subito la storia. Tale consapevolezza artistica si trasformava così, pienamente, in coscienza politica…”

Scriveva invece Antonio L. Verri in Una stupenda generazione, 1988, in Sud Puglia, dicembre 1988: «Franco Gelli, artista a tutto tondo, che divide la sua vita tra Lecce e Venezia. Non rendiamo giustizia al valore di Gelli fidando solo su di un nostro rapporto di qualche anno fa, ma non possiamo che limitarci a questo per tracciare qualche nostra brevissima nota, rimandando all’Archivio Genetico di Francesco Saverio Dodaro o all’attenzione critica (che quando deve esaminare terreni nuovi o terreni non battuti è sempre più lenta) il giusto profilo di questo artista dai moltissimi interessi, guizzante in tantissimi campi. Comunque, il tramite per questo rapporto-avventura fu il foglio giallo di “Pensionante de’ Saraceni”, e durò da gennaio a giugno 1983. Avevamo conosciuto ed ospitato uno splendido e alquanto per noi misterioso Gelli nell’ottantuno e nell’ottantadue, in quelle due provvisorie ma quanto ricche edizioni di “al banco di Caffè Greco”. Il primo anno ci spedì un telegramma da Venezia, il secondo ci portò le sue stupende Venezie acquerellate e altra roba. Sempre gentilissimo, discreto, anche misterioso, pieno di curiosità. Poi l’avventura col foglio giallo, con tre numeri del foglio, dove intervenne non solo con due splendidi paginoni (uno dedicato a Bodini, nello spazio della poesia, l’altro dedicato ad un “EXVOTO PER Carmelo Bene (in)adempiendo LACAN”, installazione genetica) ma moltissimo con i suoi consigli di impaginazione, il suo costante impegno, il suo rigore, e addirittura con dei candidi soldini quando comprese con quali difficoltà facevamo il foglio. Ma per avere effettivamente un’idea di questa linea d’avanguardia salentina, ci si può, al solito, rivolgere a quello che ormai possiamo ben chiamare “il grande vecchio” dell’analisi poetica e della proposta poetica: F.S. Dodaro. E allora esce fuori il vero Franco Gelli, ovvero la punta salentino che opera in area di ricerca estremamente avanzata, affrontando i problemi sui diversi fronti: linguaggio, psicanalisi, eccetera. “L’operatore più avanzato, la mente più avanzata dell’area pittorica salentina”, ripete Dodaro e poi mi ricorda i Manifesti Genetici di Gelli. “Il manifesto della follia, 1980-1984″ per esempio, che sa così, con estrema semplicità (si fa per dire) e competenza, individuare le due strade possibili della cultura e della civiltà contemporanea: ” O poesia o follia”, questo il testo del manifesto. E poi il legame con Breton e i surrealisti, le sue puntate sull’emarginazione, sulla poesia, eccetera, eccetera.»

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