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Carla Roncato alla Galleria Derbylius presenta, per la prima volta a Milano, una piccola e curiosa mostra dedicata alle opere più recenti di Adriano Accattino, scrittore, poeta, collezionista ed esploratore della pittura.

Sono libri autografi, in diversi modi travolti e disfatti, collocati dentro scatole trasparenti, illeggibili, materici, pronti per essere indagati non altro che come opere statiche; libri scritti dallo stesso autore che ha voluto disfarsene, modificando la loro natura, facendone delle lapidi o dei monumenti.

In quest’ottica il libro nella teca assume un senso differente rispetto al libro d’artista, già molto sperimentato nella storia dell’arte; esso ci racconta una storia conclusa dalle cui ceneri può nascerne un’altra completamente diversa. Eppure, gli esempi del disfacimento sono legati alle arti visive in modo classico.

Accattino presenta alcune “serie” di scatole, “I Fuochi”, in cui i libri sono combusti, “La disfatta dell’opera”, che si presenta come una tautologia – i libri dal titolo La disfatta dell’opera sono letteralmente tagliati e come passati in una macchina trita documenti – “L’opera in coriandoli e stelle filanti”, la serie più visiva poiché i libri sono diventati pura materia, oppure le serie più “Monumentali” in cui accanto al libro troviamo esempi di scrittura o pittura come in “Conoscete Adriano Accattino?” e “Poesie scritte al buio”.

Note biografiche e convinzioni personali

Dopo una mostra quand’era ventenne, Adriano Accattino è tornato all’arte negli ultimi vent’anni. Da allora ogni anno ha deliberatamente trasformato modi e sensi della sua pittura, ricominciando sempre da capo.. Ha appeso quadri sugli alberi, li ha seppelliti e riesumati, li ha tagliati a fettucce, ha mescolato la sua pittura con quella di altri.

Ha sostanzialmente sempre disfatto e ricreato; e questa doppia determinazione costituisce la sua cifra caratteristica. Egli è convinto che distruggere sia la stessa cosa che creare e che si crei solamente attraverso la distruzione. Infatti questa consente che avvenga la sostituzione di parti della realtà con altre parti e la prosecuzione per un certo tempo dell’insieme con la conversione di una forma in un’altra, di un’essenza in un’altra.

Accattino è sempre in bilico nella sua pittura per una passione che si compone del suo contrario e per una fede nell’arte che si sta facendo, piuttosto che nell’arte che si è fatta.

Ha compiuto settant’anni ed è convinto che venti glieli abbiano rubati. Per sessant’anni della sua vita ha inseguito un fantasma che si chiama poesia. Già anziano ha cominciato a rincorrere anche l’arte.

Vive a Ivrea.

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