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SARENCO

Caravanserraglio

Fondazione 107

Inaugurazione giovedì 19 maggio dalle ore 18.00 alle ore 21,00

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Sarenco, nome d’arte di Isaia Mabellini, è nato a Vobarno, sulle montagne della Vallesabbia, in provincia di Brescia, nel 1945. All’età di sedici anni, nel 1961, scrive la sua prima poesia. Nel 1963 produce la sua prima opera di ‘poesia visiva’. Nel 1965 la sua prima mostra di poesie visive.
Dal 1966 ad oggi la sua attività espositiva conta centinaia di mostre nel mondo, quattro partecipazioni alla Biennale di Venezia, una partecipazione alla Documenta di Kassel e una partecipazione alla Biennale di Siviglia. Ha pubblicato una trentina di libri, fondato numerose riviste d’avanguardia (la più famosa delle quali rimane ‘Lotta Poetica’). Negli anni ’80 si è trasferito part-time in Kenya, realizzando opere di forte impatto anti-coloniale, in seguito alla sua amicizia e collaborazione con i grandi eroi Mau Mau, sopravvissuti alla mattanza del colonialismo inglese. Rientrato in Italia per problemi di salute, ha costituito con il fratello Oriano la ‘Fondazione Sarenco’ che, tra le altre cose, si occupa del suo lavoro e dell’organizzazione del lavoro di alcuni dei più interessanti artisti africani contemporanei. Attualmente vive e lavora a Salò, sul Lago di Garda, dove si occupa del riordino di tutte le sue numerose pubblicazioni, della conservazione dei suoi cinque film (presenti per ben due volte a Festival Internazionale del Cinema di Venezia) e dei suoi dieci video-film professionali.

In Fondazione 107 Sarenco presenta “Una storia in opere 1963 – 2016” un’unica grande opera composta da 200 collage realizzati nel 2015/2016 durante un periodo di riposo forzato durante il quale l’artista ha ricostruito il suo percorso artistico rielaborando le opere più significative dal 1963 ad oggi attraverso l’esercizio della memoria. L’installazione si sviluppa tracciando una linea continua che seziona lo spazio espositivo tagliandolo in due livelli o piani. Al centro della sala esplode Caravanserraglio, una selezione di opere a partire dagli anni ’90 che costruiscono una grande installazione. Scultura, pittura, collage, fotografia e performance sono presenti in un allestimento che evoca il nostro immaginario nel Caravanserraglio, luogo di riposo e di ristoro per i viandanti ma anche territorio di incontro e di scambio. Sculture alte oltre 4 metri laccate di bianco raffigurano i ritratti giovanili dei poeti amati da Sarenco, i ‘veri giganti’ della cultura del XX° secolo: Marinetti, Apollinaire, Tzara, Breton così come grandi dipinti su corteccia realizzati in Africa: superfici su cui parola ed immagine si integrano, sovrappongono e talvolta contrastano in un gioco in cui la traccia è la storia poetica dell’artista, o quadri con le ceramiche di Siviglia realizzate in occasione della Biennale, con il materiale tipico utilizzato dagli artigiani di questa città. Con “Il Poeta è nudo”, installazione a terra disposta a tappeto, attraverso la provocazione (Aiutate l’arte, grazie per l’offerta), Sarenco testimonia il ruolo del poeta contemporaneo, ultimo anello di un sistema economico indifferente alla sopravvivenza della “vera” cultura, quella dei “no-man” ( i poeti, gli artisti non ufficiali, etc. ). Un’installazione di pali funerari Giriama (una tribù della costa del Kenya), ognuno dedicato a un poeta morto, quelli che hanno fortemente influenzato la sua vita di poeta e, nel caso dei poeti contemporanei, i compagni di viaggio che hanno condiviso con lui la gioia e il peso di essere ‘poeti’. 14 lavagnette scolastiche organizzate come una Via Crucis o le sculture di un’installazione di donne della tribù Maasai del Kenya, stuprate dai colonizzatori inglese durante la lotta di indipendenza organizzata dai Mau Mau del Monte Kenya o i 3 ‘Black Voyeurs’, installazione scultorea in cui gli africani prendono coscienza della loro identità vitale e culturale diventando ‘personaggi pubblici’.
Chiude questa rassegna antologica la rielaborazione del portale di Aushwitz di cui Sarenco ha modificato la famosa scritta: non è più ARBEIT (il Lavoro) che rende liberi, ma GEDICHT (la Poesia).

” Dalla storia dell’arte ci provengono esempi, tramandati dall’immortalità dell’opera, di un ruolo creativo esercitato contro il potere del presente e a favore della possibilità del futuro. Il tempo contro lo spazio. La lezione sembra assorbita dall’opera di Sarenco: l’arte è diventata accumulo di scorie formali in uno spazio già molto intasato, nella speranza di un tempo migliore, meno annodato e contradditorio. In questo senso esplicita è la resistenza di Sarenco, poeta totale, la testimonianza è assunta dalla produzione di forme che insistono più su un livello concettuale di differenza interna e meno su quello spettacolarmente esterno. Riducendo ogni metafisica spettacolarità, l’arte sembra voler stimolare nello spettatore la dignità silenziosa di una riflessione lenta e progressiva, la contemplazione di uno stato di diversa visibilità. Vedere per credere? In un tempo in cui non sembra esserci spazio per fede alcuna, ecco riapparire il sospetto laico di un tempo migliore, trasparente e semplice, permissivo ed invitante all’introspezione e alla possibilità di organizzare il quotidiano in una forma rispondente allo sguardo interno di una coscienza che salda in uno spazio comunitario l’artefice dell’arte e il suo gratificato beneficiario. In questo senso il nomadismo culturale, l’eclettismo stilistico, l’identità del soggetto contro la globalizzazione, l’esplosione, la frammentazione e dislocazione dell’opera da Fontana, Manzoni fino a Sarenco funzionano da protocolli visivi capaci di dare coesistenza a linee creative diverse tra loro, eppure convergenti sotto il segno di una linea dell’arte che sconfina oltre ogni statistica ricognizione dell’immagine nell’antropologia culturale, per approdare al felice sospetto che l’arte ancora è alla ricerca di una totalità contro il caos del nostro quotidiano”. (Achille Bonito Oliva).

In mostra catalogo edito da Fondazione 107 con testi di Achille Bonito Oliva, Enrico Mascelloni e Sarenco.

SARENCO
“Caravanserraglio”

19 maggio – 01 luglio 2016

Inaugurazione giovedì 19 maggio dalle ore 18.00 alle ore 21,00

Fondazione 107, Via Sansovino 234 Torino
giovedì – venerdì – sabato – domenica 14.00 – 19.00
ingresso 8 euro – 5 euro ridotto (dai 13 ai 18 anni)
ingresso gratuito sino ai 12 anni e per i possessori di Abbonamento Musei Piemonte
Visite guidate su prenotazione e tutte le domeniche ore 17,00.

Per informazioni:
tel. 011 4544474
www.fondazione107.it
info@fondazione107.it

Mostra in collaborazione con:
Fondazione Sarenco

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