Già così tenera di folla*
(per F. S. Dòdaro)

F. A. (2018-02-10)

 

L’uomo che si trova sotto questa stella è,
chiunque sia e quali che siano le sue circostanze,
un uomo ragguardevole. Egli ha fatto una stella.
– Alfred Jarry

Ho bruciato il dizionario.
Duemila pagine.
Ottantamila voci.
Una sola parola, tutto il resto una metafora.
– Francesco S. Dòdaro

 

Dòdaro, “e stimmung”, in Dòdaro F. S., Disperate del XX secolo, Parabita, Il Laboratorio, 1989

 

Pronto? Ecco vedi, dice pronto il suono della pioggia, la cattedrale dei versi appesa alla parete, le parole, ma quante? Ecco vedi, la pioggia cade e mentre cade, cade, e tutto cade e tutto si pioggia. Oggi, vedi, si nuota, tutto si nuota. Pronto? C’è questo giorno, proprio questo e non quello e non un altro, c’è questo giorno, Saverio, vedi che è questo, nove febbraio, come Vanini, capito? Come Vanini. Vedi, Saverio, c’è questo giorno che non dovrebbe, ma, e, ancora e la pioggia cade e il vento è forte e le strade bagnate sotto il tetto illuminato della Santé, i fiori di Genet, la “R” di Jarry, gli aggettivi di Eluard, ininterrotti, quelli, sì, con Hrand Nazariantz al Sottano, il “Porto” con Bodini e Aldo Calò, vedi Saverio che c’è questo giorno che non dovrebbe, ma è proprio questo e non quello e non un altro, questo, proprio, e niente, come Vanini, vedi? Oggi, vedi Saverio la pioggia, oggi cade, tutto cade, tutto si pioggia. Oggi, vedi, si nuota, tutto si nuota.
Pronto? Il Porto? Non più la “R” di Jarry, ma «bianca della bianchezza del fuoco» questa notte. È inverno, Saverio,
e «i poeti lo sanno dove vanno le capre in inverno», i quadri di Edoardo, le marine mangiate dal sale, quanta tenera folla è questa notte, quanta tenera folla è questa notte. «Quando una domenica di maggio del 1988», quando il grande tavolo, il grande vecchio, l’ombra della quercia, le ciliegie di Turi, la guerra, i camion portano i soldati, bombarderemo la città, il dopoguerra, Einaudi, l’uovo del presidente, la discrezione, la bicicletta le campagne il Meridionalismo e Tommaso e Vittore e quando una notte di febbraio ha fatto luce sul cielo della Santé, ecco vedi, quando un venerdì di febbraio, il nove, come Vanini, vedi, Saverio, il cielo era grande, la pioggia si apriva al cadere, la notte era già così tenera di folla; Edoardo, Bodini, il Porto, la bianca bianchezza dello sbocciare dei fiori, Verri, Toma, Franco, Franco Gelli le veneri della storia. Ecco, vedi, vedi Saverio che quando la notte è grande è tenera di folla.
La calligrafia del maestro era inclinata, come un bambino, mi raccomando signore, abbia cura di mio figlio, mi faccia sapere, dice il tempo della fame l’avventura di Morandi, il maestro, come un bambino, scriveva parole inclinate come questa pioggia che, ma e cade e se cade tutto cade, tutto si apre, tutto pioggia, tutto si pioggia. Oggi, vedi Saverio, oggi si nuota, tutto si nuota.
Certe volte, d’estate, la mano di un bambino nella mano,
la notte mischia barche con stelle, ancora, guardiamo ancora il mare? Certe volte, la notte, la notte mischia barche con stelle, ancora, guardiamo ancora il mare. La scrittura del maestro, ancora, inclinata verso destra, la scrittura del maestro, come un bambino, disegna segni obliqui come di pioggia. «Non ho mai tradito l’arte». Poi la fame insegue insangua il corpo, il lutto circoscrive l’azione al suono. Processo di lutto: il suono metabolizzato è memoria nel gesto. Dice: non ho mai tradito l’arte. Un giorno, una grossa “O”, rubata dal manifesto di una nascita, sigilla sulla pagina il mondo a venire: la poesia come azione di lotta. Unità minime significanti: frammenti di un discorso disperso, ogni segno un segno d’amore.
Ogni parola, nasce se cresciuta, lo so Saverio che oggi la pioggia cade, che le strade bagnate e il vento forte e forte che ma non per altro cadere se non per disperso sole. Ogni parola, nasce se cresciuta e lo so Saverio che è solo un altro tempo del segnare parole a grappolo mentre s’affalca la notte senza barche d’inverno. C’è questo giorno Saverio lo sai che c’è questo e non quello e non un altro e c’è proprio questo che non dovrebbe esserci, ma c’è, come Vanini il nove febbraio e il fuoco eretico è il tuo delle parole.
Imputato, il nove febbraio, ateo bestemmiatore.
Ora le cattedrali di parole sulle pareti, ora la grande “O”
della nascita, l’ombelico del Buddha, il grande oceano neummaniano, la mancanza, la voce che ferma parole oltre la lingua, mentre tutto dentro suona. Imputato, santo profanatore di parole, di luoghi comuni, di ricercate soluzioni poetiche. Imputato, eretico costruttore di sogni, visionario manipolatore di parole, di mondi. E vedi Saverio che mentre ora cade la sera tutto si pioggia, si nuota, oggi si nuota. E vedi e ma il suono e il segno e la forza del, e ma solo per ripetuto suonare, solo per assoluto amore.
Pronto? Il mare? Dice il suono la caduta della pioggia, la marca del segno, la trama materica del dire, del fare. Dice la caduta della pioggia il suono della parola? Pronto? «Un poeta che ha amato, che ama la poesia». Pronto? Ecco vedi, dice pronto il suono della pioggia, la cattedrale dei versi appesa alla parete, le parole, ma quante? Ecco vedi, la pioggia cade e mentre cade, cade, e tutto cade e tutto si pioggia. Oggi, vedi, si nuota, tutto si nuota. Pronto? C’è questo giorno, proprio questo e non quello e non un altro, c’è questo giorno, Saverio, vedi che è questo, nove febbraio, come Vanini, capito? Come Vanini. Vedi, Saverio, c’è questo giorno che non dovrebbe, ma, e, ancora e la pioggia cade e il vento è forte e le strade bagnate sotto il tetto illuminato della Santé, i fiori di Genet, la “R” di Jarry, gli aggettivi di Eluard, ininterrotti, quelli, sì, con Hrand Nazariantz al Sottano, il “Porto” con Bodini e Aldo Calò, vedi Saverio che c’è questo giorno che non dovrebbe, ma è proprio questo e non quello e non un altro, questo, proprio, e niente, come Vanini, vedi? Oggi, vedi Saverio la pioggia, oggi cade, tutto cade, tutto si pioggia. Oggi, vedi, si nuota, tutto si nuota. Ma c’è questo giorno che è questo e non un altro, proprio questo qui, nove febbraio come Vanini sorridendo, come Vanini, Saverio, come Vanini sotto il cielo illuminato della Santé, in questo giorno che è questo e i giovani e non vedi e la politica e parte e riparte (?) e siamo ripartiti e segnali di ripresa (?), Saverio, vedi? Ma dove? E i giovani e i loro segni e le parole e i giovani, Saverio, «una miniera» e certo dimmi, «hanno bisogno di aiuto alla partenza», come dici? Alla partenza, i giovani e vedi e dimmi «hanno bisogno di aiuto alla partenza», «una miniera», impiegano ¾ del carburante, dicevi, alla partenza, e vanno aiutati, all’inizio, lanciati e poi con ¼ del carburante vanno in orbita attorno alla luna, girano fanno tornano. Vedi Saverio che qui la notte quando si apre si cade di pioggia, ma è già tenera di folla questa notte. E Bodini e Scotellaro e il Porto e Aldo Calò e Franco, Franco Gelli e Verri e Toma e Aldo, Aldo Dramis e l’occupazione del castello, con Giovanni, e ancora l’orizzonte, inclinato, con Fernando, e poi Enzo e Luciano e i suoi segni, il sodalizio, Saverio, ricordi? Vedi? Il sodalizio è tutto nei segni oltre la parola. I violini e le chitarre di Chiari suonano i colori delle tue parole, questa notte.
Pronto? Il Porto? Non più la “R” di Jarry, ma «bianca della bianchezza del fuoco» questa notte. Pronto? Il mare? «Un poeta che ha amato, che ama la poesia». I quadri di Edoardo, le marine mangiate dal sale, quanta tenera folla è questa notte, quanta tenera folla è questa notte. «Quando una domenica di maggio del 1988», quando il grande tavolo, il grande vecchio, l’ombra della quercia, le ciliegie di Turi, la guerra, i camion portano i soldati, bombarderemo la città, il dopoguerra, Einaudi, l’uovo del presidente, la discrezione, la bicicletta le campagne il Meridionalismo e Tommaso e Vittore e quando una notte di febbraio ha fatto luce sul cielo della Santé, ecco vedi, quando un venerdì di febbraio, il nove, come Vanini, vedi, Saverio, il cielo era grande, la pioggia si apriva al cadere, la notte era già così tenera di folla, già così tenera di folla.

 

*le citazioni nel testo provengono da opere e/o discorsi di F. S. Dòdaro, opere di Alfred Jarry, articoli di Antonio L. Verri.

Dòdaro, “Quest’estate il bosco è di vetro”, in Breton et le poeme object, a cura di Ugo Carrega, Milano, Mercato del sale, 1980, Collezione Mercato del Sale

Dòdaro, “Uscita in marasma”, in Carte letterarie, Lecce, Astragali, 2009

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