Lamberto Pignotti dialoga con Raffaella Perna
su poesia visiva e “i sensi delle arti”

In mostra in libreria libri d’artista, manifesti, cataloghi,
ephemera, opere originali dagli anni ‘60 ad oggi.

Ritratti di poeti visivi di Michele Corleone.

Martedì 12
18:00
Libreria Marini
Via Perugia, 18
Roma

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“La poesia visiva di oggi – e qui se ne scorge chiaramente l’ascendenza dal tronco della poesia tecnologica, cui in fondo appartiene – tende a capovolgere di segno i messaggi della comunicazione di massa (giornalismo, pubblicità, fumetti, ecc.) che puntano al rapido consumo delle informazioni. La poesia visiva ironizza e contesta proprio tale processo che presuppone e alimenta la passività di chi riceve l’informazione: da qui la sua portata insieme estetica e ideologica”.

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Lamberto Pignotti nasce da un padre pittore nel 1926 a Firenze. Qui si laurea e risiede fino al 1968, anno in cui si trasferisce a Roma.

Nel 1944, assimilata la lezione delle avanguardie, avvia sperimentazioni di arte verbo-visiva. Alla metà degli anni Cinquanta inizia l’attività saggistica, deliberatamente rivolta alla critica militante e all’attualità culturale. Per tali settori collaborava regolarmente con articoli e saggi a quotidiani e periodici di interesse nazionale, a programmi della RAI, a varie riviste italiane e straniere. Nei primi anni Sessanta concepisce e teorizza le prime forme di “poesia tecnologica” e “poesia visiva”, di cui cura nel 1965 la prima antologia, individuando 15 autori. Nel 1963 dà vita con Miccini, Chiari ed altri artisti e critici al “Gruppo 70” e partecipa pochi mesi dopo alla formazione del “Gruppo 63”.

La sua opera artistica procede rapportando segni e codici di diversa provenienza: linguistici, visivi, dell’udito, del gusto, dell’olfatto, del tatto, del comportamento, dello spettacolo: da siffatta attività multimediale e sinestetica nascono, tra happening e performance, le “Poesie e no”, le “cine-poesie”, le cassette logo-musicali, i libri oggetto di plastica, le poesie da toccare, da bere, da mangiare, i “chewing poems” e, naturalmente, le “poesie visive” sotto forma di collage o di intervento su foto di cronaca, di moda, di pubblicità.